STUDIO TECNICO DOTT. ING. GIUSEPPE SANTORO

BLOG D'INGEGNERIA

MUFFA E PONTI TERMICI.
CAUSA DELLA MUFFA SULLE SUPERFICI INTERNE DEGLI AMBIENTI..
Le muffe sono funghi pruricellulari in grado di colonizzare le superfici sotto forma di miceli. La proliferazione delle muffe è favorita da numerosi fattori, tra i quali incide notevolmente il grado di umidità relativa presente sulla superficie interessata; in base alla letteratura scientifica, il rischio muffa su una superficie si verifica quando sulla stessa si raggiunge un’umidità relativa pari all’ 80 % (soglia critica), ma alcune specie fungine proliferano anche in presenza di valori più bassi di u.r..

La proliferazione delle muffe sulle superfici interne di un appartamento può dipendere da due fattori:

1) insufficiente isolamento termico dell'involucro edilizio, imputabile spesso alla presenza di ponti termici non corretti, ovvero di zone localizzate caratterizzate da una maggiore dispersione di calore verso l'ambiente esterno;

2) insufficiente ricambio d'aria o errata conduzione termoigrometrica dell'immobile.

Per risolvere il problema è quindi fondamentale individuarne le cause, ricorrendo preliminarmente ad un'analisi termografica ed un'analisi termoigrometrica.

 

 

Si premette che la normativa italiana ha di recente introdotto la verifica del rischio muffa per i ponti termici (D.M. 26/2015) per tutte le nuove unità immobiliari, le quali quindi dovrebbero essere esenti da tali inconvenienti. Per gli edifici esistenti di recente costruzione e non, invece il problema della muffa è molto frequente ed è emerso soprattutto negli ultimi anni. Ciò è dovuto principalmente ad una serie di cause che sostanzialmente consistono nello sviluppo e nell'impiego, nel campo dell'edilizia, di soluzioni costruttive più performanti dal punto di vista energetico quali, ad esempio, infissi a bassissima permeabilità all'aria, installazione di impianti di riscaldamento a pavimento (i vecchi radiatori, posti vicino le finestre, riscaldavano le superfici più fredde) ed installazione di cappotti termici (oltre che minore permeabilità si annovera il problema della traspirabilità delle strutture). Tra le cause meno importanti si annovera comunque anche quella climatica, essendosi verificati generalmente negli ultimi anni inverni sempre più freddi rispetto alla media.

Date le soluzioni tecniche oggi disponibili sul mercato e gli alti rendimenti energetici richiesti alle costruzioni, oggi è impensabile costruire un immobile senza dotarlo di un sistema di ventilazione meccanica controllata in grado di gestire la qualità dell'aria interna, provvedendo ai necessari ricambi d'aria, al fine di garantire condizioni termoigrometriche ideali in ogni momento della giornata; infatti il vapore prodotto nelle unità immobiliari per varie cause (vapore prodotto dal corpo umano o quello correlato ad attività ordinariamente espletate all'interno degli ambienti, quali cottura di alimenti o lavaggio di capi, ad esempio) deve essere opportunamente smaltito: le norme raccomandano che l'umidità relativa negli ambienti non superi il 65%, mantenendo una temperatura interna di 20°C nei mesi invernali (aumentando la temperatura aumenta la pressione di vapore e si raggiunge più facilmente la condizione di saturazione di vapore nell'aria).

CARENZE DI ISOLAMENTO DELL'INVOLUCRO EDILIZIO.

Come accennato precedentemente, le superfici più fredde sulle quali la muffa può proliferare sono collocate generalmente in corrispondenza dei ponti termici ovvero in quelle zone nelle quali si verifica una maggiore dispersione di calore. Per rendere più agevole la comprensione, citiamo alcuni esempi di ponti termici molto ricorrenti: la soletta in c.a. di un balcone, un pilastro in c.a. lungo la parete di facciata, l'angolo formato tra due muri convergenti, una trave perimetrale in c.a.. Per ovviare a tale inconveniente si ricorre ad una correzzione del ponte termico, generalmente consistente nel suo isolamento termico tramite l'applicazione di un cappotto costituito da materiale isolante quale polistirene, lana di vetro, poliuretano, ecc. La giusta scelta del materiale ovviamente presuppone uno studio del ponte termico, al fine di determinare il giusto spessore dell'isolante; tale studio può essere effettuato tramite una simulazione di calcolo agli elementi finiti.

Analizziamo un esempio di ponte termico determinato dalla presenza di un cordolo di interpiano (50 x 55 cm) in c.a. in corrispondenza della parete di facciata.

Le tamponature sono costituite da doppia muratura in conci di tufo e camera d'aria interna, dello spessore complessivo di 50 cm; il solaio d'interpiano è del tipo in latero-cemento dello spessore di 22 cm, oltre massetto e relativa pavimentazione. Come si può notare nell'immagine precedente, l'isoterma relativa alla temperatura limite al di sotto della quale si verifica il rischio muffa è tagliata dalla struttura in corrispondenza dell'angolo tra solaio e parete, punto nel quale si verifica un concreto rischio di proliferazione della muffa, pur mantenendo normali parametri termoigrometrici (u.r. 65% e t 20°C). In questo caso quindi, l'inconveniente è dovuto ad una carenza di isolamento termico del nodo analizzato.

ERRATA CONDUZIONE DELL'IMMOBILE O INSUFFICIENTE RICAMBIO D'ARIA.

Nel caso precedente, la soglia al di sotto della quale si verifica il rischio muffa è pari a 16.7 °C. Come già detto, se aumenta la temperatura o l'umidità relativa dell'ambiente, aumenta anche il valore di tale soglia e pertanto la muffa prolifererà più facilmente sulla superficie considerata. Se il ponte termico è stato progettato correttamente, ovvero nell'ipotesi ad esempio che la verifica precedente del rischio muffa venisse soddisfatta, il problema relativo alla eventuale comparsa della muffa sarebbe imputabile esclusivamente alla conduzione termoigrometrica dell'ambiente.

A questo punto l'inconveniente può dipendere da due cause: eccessiva temperatura nell'ambiente (oltre 20°C) - condizione rara, a meno di non essere amanti di climi tropicali - oppure elevata umidità relativa nell'ambiente. In quest'ultimo caso l'inconveniente è dovuto ad uno scarso ricambio d'aria nell'ambiente, dovuto o ad abitudini errate di aerazione (non aprire mai le finestre) o a carenze progettuali attinenti il controllo dei parametri termoigrometrici dell'immobile (ad esempio assenza di sistemi di estrazione del vapore acqueo prodotto in eccesso negli ambienti, sistemi obbligatori per ambienti sensibili come cucina o bagno). Quando si parla di ricambio d'aria è opportuno distinguere la ventilazione dall'aerazione, quest'ultima ottenuta tramite l'apertura discontinua delle finestre. La ventilazione invece può essere del tipo naturale o forzata, e consiste nella circolazione permanente di una certa quantità d'aria (portata) nell'ambiente, al fine di regolare qualità dell'aria e umidità relativa. Un tipo di ventilazione naturale è quello garantito dalla presenza degli spifferi dovuti, per esempio, ad infissi ad alta permeabilità all'aria o ad una non perfetta tenuta all'aria dell'involucro edilizio. In assenza di una ventilazione naturale si ricorre ad una ventilazione forzata controllata, non essendo possibile assicurare il giusto ricambio d'aria (generalmente indicato in 0,3 vol/h dalla UNI TS 11300-1, stante la peculiarità degli ambienti), attraverso la sola aerazione, e ciò principalmente per i seguenti motivi: risparmiare energia (aprendo le finestre ripetutamente infatti si disperderebbe molta energia), garantire un comfort ambientale (minimizzare gli sbalzi termici e limitare l'immissione di inquinanti esterni), assicurare idonei standard igienico-sanitari (evitare eccessiva umidità relativa soprattutto per scongiurare la proliferazione delle muffe). La norma UNI 13788 consente di valutare il rischio muffa conoscendo la portata di ventilazione e la produzione del vapore acqueo; secondo la UNI TS 11300-1, il progettista è tenuto a valutare e specificare in ogni progetto la 'portata di ventilazione'. La norma UNI 10339, attualmente in fase di revisione, fornisce indicazioni sui ricambi d'aria che gli impianti dovrebbero assicurare, in funzione della destinazione d'uso degli ambienti.

In definitiva, allo stato attuale, per le nuove costruzioni residenziali o per gli immobili residenziali oggetto di ristrutturazione riguardante l'involucro edilizio non esistono obblighi d'installazione di sistemi di ventilazione meccanica dell'aria negli ambienti (eccezion fatta per l'installazione di sistemi di estrazione del vapore acqueo per ambienti specifici, quali cucine, bagni, ecc..); tuttavia, le considerazioni tecniche relative alla ventilazione ambientale e l'ampia normativa ormai disponibile nel settore (se pur molto frammentata), dovrebbero indurre a considerare necessario ed indispensabile l'utilizzo di tali sistemi al fine di garantire adeguate caratteristiche termiche, igrometriche e di qualità dell'aria.

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INDICE ARGOMENTI:

MUFFA E PONTI TERMICI

INQUINAMENTO (INDOOR) DELL'ARIA INDOTTO DAL PARTICOLATO PM: COME PROTEGGERSI

CERTIFICAZIONE ENERGETICA EDIFICI E VALUTAZIONI IMMOBILIARI

RAFFRESCAMENTO ESTIVO EDIFICI RESIDENZIALI: L'INVOLUCRO EDILIZIO

DISTACCO DA IMPIANTO DI RISCALDAMENTO CENTRALIZZATO

INTERVENTI DI RISPARMIO ENERGETICO PER EDIFICI ESISTENTI

RISOLUZIONE DI PROBLEMI DI MUFFA E CONDENSA MEDIANTE CAPPOTTO TERMICO INTERNO

MUFFA E RICAMBI D'ARIA NELLE CAMERE DA LETTO: L'IMPORTANZA DELLA VMC